L’ontano nero: l’albero magico di Venezia

Ontano nero: Alnus glutinosa, dal celtico “al lan” ovvero presso le rive.

E’ il tipico albero che vive nei pressi dei corsi d’acqua, nelle paludi e nei luoghi fangosi. Si trova tra la vegetazione spontanea dell’Italia, molto ben rappresentato in pianura Padana e nelle prime zone collinari.

L’ontano è già menzionato nell’Odissea, in cui si racconta che “Colei che nasconde gli uomini” vivesse in una grotta circondata da un bosco fatto di ontani, cipressi e pioppi. Ontano chiamato “albero delle streghe”, legato alle Parche reggenti il destino dell’Uomo, la porta dell’Oltretomba, l’albero che sanguina, l’albero della rinascita, l’albero cosmico. Insomma, un signore di tutto rispetto, che ha stregato ed affascinato l’Uomo della civiltà mediterranea ed europea. Senza avere la presunzione di pormi al livello dei saggi delle grandi epoche, vorrei dire anch’io la mia: l’ontano ricorda un essere forte, potente, severo, saggio, benevolo, taumaturgico.

Tutto questo non è però un caso, come si vedrà.

Venezia è stata costruita, per molta parte di essa, su pali di ontano piantati nel fondale della laguna. Il legno, una volta bagnato, si indurisce moltissimo, diventando quasi impossibile da disruggere.

L’ontano, se tagliato, assume un colore rosso simile al sangue.
Vivendo nelle zone paludose e umide, infestate di zanzare, tipiche delle pianure del nord Italia, tende a bonificare il terreno con il suo fogliame estremamente nutriente e le radici che si possono scorgere negli argini dei corsi d’acqua creando così riparo per i pesci; per analogia esso sarà in grado di curare tutto ciò che si presenta rosso e ricco di siero e “stagnante”: l’infiammazione. Infatti, le sue gemme sono utilissime in tutti gli stati flogistici, di ipertrofia dovuta ad allergie respiratorie e di punture di insetti e orticaria di vario genere, negli stati di gotta, nelle aderenze post-chirurgiche e post-infiammatorie, nelle otiti sierose e in alcune malattie esantematiche. E’ il rimedio complementare agli antibiotici nella cura di postumi flogistici non risolti. Molto utile, alternato a Ribes nigrum e abbinato a piante specifiche per l’apparato su cui si vuole agire, nella prevenzione e nella cura delle allergie respiratorie che regrediscono fino a risoluzione in molti casi.
Il gemmoderivato è uno dei pochi dal gusto leggermente amaro e astringente, ma cosa ci si può aspettare da un albero così severo e potente?
L’ontano è estremamente efficace nel ridurre al nulla il fastidio delle punture delle zanzare. Se usato costantemente a dosi minime per tutto il periodo estivo, le zanzare non saranno più un problema.

Tradizionalmente, gli impacchi con le foglie di ontano fungevano da antireumatico; il decotto di corteccia era usato per curare le gengiviti.

Nell’industria tintoria, la corteccia, opportunamente lavorata, si usava per colorare di nero e per conciare le pelli, mentre se mischiata con le gemme, permetteva di ottenere il giallo.

Se durante una passeggiata in campagna vicino ai fiumi o ai corsi d’acqua lo incontrerete, salutatelo con rispetto:  “Lui” la sa lunga…

 

Corso di cucina per celiaci e intolleranti al lattosio

Le persone intolleranti a glutine e lattosio stanno diventando sempre di più.

Con la Scuola dei Sapori di Treviglio ho organizzato un corso di cucina teorico-pratico in cui verrà fatta chiarezza sul mondo delle intolleranze, ma contemporaneamente lo Chef Roberto insegnerà  e cucinerà insieme ai partecipanti piatti buoni, golosi e salutari adatti a chi soffre di celiachia o di intolleranza al lattosio.
Il corso si terrà il 13 febbraio 2014 alle ore 20:00.

Intolleranza al lattosio, intolleranza al latte, allergia al latte…che confusione!!!

Effettivamente stanno aumentando tutti i fenomeni di intolleranza e allergia, ma di pari passo aumenta anche la confusione.
Il “mal di pancia” dopo ave bevuto il latte o mangiato formaggio è allergia? E’ intolleranza? E’ intolleranza al lattosio? O al latte?
Spesso capita di sentir parlare di un fenomeno al posto di un altro, pensando erroneamente che si tratti della stessa cosa.

Facciamo chiarezza.latte

Intolleranza al lattosio. Si tratta di un deficit enzimatico che non permette di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, appunto. Non è un fenomeno allergico, sebbene i sintomi spesso si manifestino quasi subito dopo l’ingestione dell’alimento. Nella maggior parte dei casi si tratta di una predisposizione, cioè, nel DNA c’è scritta l’informazione che poi porterà al manifestarsi dell’intolleranza. Spessissimo non è un fenomeno reversibile, cioè non basta astenersi per qualche mese dal lattosio, che “poi passa”, ma permane per tutta la vita. Occorre eliminare dall’alimentazione tutto ciò che contiene lattosio. Quindi, se un formaggio è molto stagionato e contiene solo tracce di questo zucchero, si può mangiare abbastanza tranquillamente.

Allergia al latte. Si tratta di una reazione allergica vera a propria che può dare sintomi non solo legati all’apparato digerente. In questo fenomeno sono coinvolte le proteine del latte che fungono da allergene e non il suo zucchero. Occorre eliminare l’alimento latte e tutti i suoi derivati, formaggi stagionati compresi.

Intolleranza al latte. Si tratta di un fenomeno che si potrebbe definire “infiammazione cronica di bassa entità”. In pratica: mangiando spesso un certo alimento, questo induce una risposta infiammatoria nell’organismo che si manifesta nei modi più svariati: dal sintomo gastroenterico classico quale gonfiore, scarica o semplice addominalgia a quello più strano e più difficilmente correlabile all’assunzione di latte, come comparsa di afte, cefalea o emicania, prurito, stanchezza, insonnia…Fortunatamente questo tipo di intolleranza non è permanente, ma basta semplicemente eliminare l’alimento in causa per qualche tempo, utilizzare fitoterapici specifici (come la boswellia o l’aloe) e l’intolleranza si risolve.

Mi auguro di aver chiarito un po’ le idee.
Di conseguenza ora diverrà facile intuire che esistono diversi tipi di analisi che permettono di indagare l’uno o l’altro fenomeno.
Quindi: il Citotest si utilizza nella ricerca dell’intolleranza all’intero alimento, il breath test per la ricerca dell’intolleranza al lattosio, mentre il RAST test si usa per la ricerca dell’allergia.

Un ultimo consiglio: non fate autodiagnosi, potrebbe essere pericolosa e fuorviante.

Aiuto!!! Mi hanno diagnosticato la celiachia!

Ciò che state per leggere non sarà qualcosa che parla “tecnicamente” della celiachia.

Ciò che state per leggere vuole solo essere una breve testimonianza e, possibilmente, uno spazio di condivisione per celiaci.

Quando viene diagnosticata la celiachia….ti si ferma per un attimo il cervello e ti chiedi: “E adesso cosa mangio?”

A casa mia è successo! E non è una bella notizia. Non tanto perchè ci si sente malati, ma perchè, all’improvviso, ci si sente condannati a non mangiare mai più le cose buone che si è sempre stati abituati a mangiare: la pasta, le lasagne, le brioches, le torte…
Il passo successivo è il sentimento di paura nuovo causato dalla contaminazione degli alimenti privi di glutine da parte di qualcosa che lo contiene. Questo credo che sia veramente il grandissimo problema del celiaco. Provate a non dover tassativamente introdurre più di 20 parti per milione di glutine nella vostra dieta giornaliera, in un posto dove il frumento è ovunque e dove si è fatto di questo cereale una sorta di orgoglio nazionale!
Impresa titanica e veramente ansiogena e demoralizzante.
Ma c’è altro. La domanda che sorge spontanea, soprattutto ad un bambino, come mia figlia, è: “ma sarà così per tutta la vita?” E una mamma che deve rispondere di sì, potete altrettanto immaginare come possa sentirsi.

Fortunatamente, dopo qualche giorno di sconforto uno incomincia a reagire.
La prima cosa che ho fatto, ma credo che abbiano fatto in molti, soprattutto se mamme, è gettarsi a capofitto nella cucina che piano piano (anzi, piuttosto velocemente) si sta liberando del neo-veleno e di reinventare le ricette.
Fortunatamente, la scuola di cucina presso cui tengo alcuni corsi, molti siti in internet e l’Associazione Italiana Celiachia danno un importante aiuto nel destreggiarsi in questo nuovo modo di cucinare.

Ora il panico sta lasciando il posto ad una nuova sensazione. Sto incominciando ad appassionarmi di cucina senza glutine, scoprendo nuovi gusti. Cereali poco utilizzati fino a poco tempo fa come il mais, la quinoa, il miglio fanno sentire la loro presenza in piatti sia dolci che salati in modo del tutto originale e stimolante. Ho scoperto che si può creare il lievito madre per la panificazione anche partendo dal riso e dal mais; ho scoperto che il pane viene buonissimo ricostruendo il reticolo proteico del glutine miscelando ingredienti che prima non avrei mai pensato di mettere nell’impasto della pagnotta casalinga, le torte per la colazione vengono sofficissime senza farina di frumento.
Riesco a vedere ora la celiachia come un’opportunità di scoprire una nuova strada nell’alimentazione della mia famiglia, sicuramente molto più consapevole di prima. Mia figlia? Sta capendo che anche senza glutine si mangia bene, senza essere costretti a comprare le cose solo nei negozi dedicati, come se lei fosse diversa dagli altri…anzi, è piuttosto soddisfatta perchè le sue amiche gradiscono moltissimo le merende che preparo quando si trovano per fare i compiti. Meno male!!

Allergie respiratorie e alimenti: esiste una correlazione?

Capita spesso che chi soffre di allergie respiratorie, che in questa stagione più che mai complicano la vita a molte persone, si lamenta del fatto che non riesce a mangiare certi alimenti perchè scatenano reazioni molto fastidiose. Non è una fissazione! Esiste una spiegazione scientifica a questo fenomeno che va sotto il nome di “reazione crociata”, o, per dirla all’inglese, “cross-reaction” tra i pollini ed alcuni cibi.

La reazione crociata fra sostanze apparentemente così diverse e lontane dal punto di vista biologico è scatenata dalla presenza di proteine molto simili tra di loro. Una reazione crociata può scatenarsi per due motivi:
1- parti delle proteine comuni in alimenti simili (per es. reazione bevendo latte di capra in chi è allergico al latte di mucca);
2- allergeni presenti in più sostanze del mondo vegetale e chiamati panallergeni in specie non correlate evolutivamente (una reazione crociata tra pollini di alcune piante e vari alimenti vegetali).

Spesso le sostanze ingerite non scatenano fenomeni irritativi respiratori, ma coinvolgono la mucosa orale, le labbra e la lingua.

Tra le più frequenti reazioni crociate troviamo:
– polline di graminacee: frumento, cocomero, melone, limone, arancia, prugna, pesca, albicocca, ciliegia, kiwi, mandorla, cocomero, pomodoro, arachide;
– polline di parietaria: gelso, basilico, pisello, melone, ciliegia, pistacchio;
– polline di betulla: mela, pera, fragola, lampone, prugna, pesca, albicocca, ciliegia, mandorla, sedano, finocchio, carota, prezzemolo, kiwi, arachide, noce, nocciola.

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Le reazioni scatenate dall’ingestione di questi alimenti possono essere limitate se il frutto viene sbucciato, lavato e cotto. Infatti, spesso, le marmellate di alcuni di essi non creano problemi. Certamente, non tutti possono essere trattati in questo modo, e quindi, occorre prestare sempre molta attenzione a ciò che si mangia.
Attenzione però a non sbilanciare la dieta con eliminazioni drastiche non compensate da sostituzioni in grado di mantenere in equilibrio la nostra alimentazione.