Bambini, cefalea, intolleranze

Ma quanti bambini soffrono di mal di testa?

Sempre più spesso sento mamme che si lamentano del fatto che i loro figli, già in tenera età, hanno crisi cefalgiche anche invalidanti, accompagnate da nausea, fotofobia e forte malessere generale. Nei casi peggiori il rendimento scolastico ne è compromesso e talvolta occorre anche abbandonare l’attività fisica.
I mal di testa sono di vario genere e spetta al medico diagnosticarli correttamente. Ma quando solo il farmaco non basta? Quando nel tempo occorre modificarne il dosaggio o cambiare il principio attivo perchè sembra che l’organismo si sia quasi adattato alla sua azione farmacologica?
In questi casi è molto utile lavorare sull’alimentazione. Talvolta cefalee o emicranie “ribelli” si risolvono quasi per miracolo togliendo uno o due alimenti per qualche tempo.
Si tratta di dolori legati all’aumento dell’infiammazione causata dall’alimentazione. In particolare possiamo trovarci di fronte a due tipi molto diversi di reazione. Ma entrambi appartengono alla vastissima famiglia delle intolleranze alimentari.
Alla base del lavoro sulla ricerca delle intolleranze alimentari c’è un’accurato studio delle abitudini a tavola. Da questo fondamentale punto si decide poi che strada seguire. Si seguirà la strada della ricerca delle “intolleranze farmacologiche” in cui sono implicate particolari sostanze presenti naturalmente in alcuni cibi, oppure si seguirà la strada delle “intossicazioni croniche” per cui serve eseguire il test citotossico.
Se il mal di testa è legato ad una di questi due tipi di intolleranze, è molto probabile che ci sia un netto miglioramento dei sintomi, se non addirittura la risoluzione in breve tempo.

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