Congresso “Stomia, occasione di vita”

Sabato 24 ottobre 2015 ho partecipato in qualità di relatore al 2° Congresso organizzato dall’Associazione Bergamasca Stomizzati”.
Ho avuto modo di conoscere questa associazione qualche anno fa, grazie ad una signora dalla vitalità immensa che si è rivolta al mio studio per un problema alimentare legato alla sua stomia.

Per coloro che non ne fossero a conoscenza, la stomia è una struttura che interrompe il normale decorso dell’intestino facendone fuoriuscire il contenuto prima che esso giunga alla sua terminazione anatomica. Questo efflusso si raccoglie in un sacchetto che la persona deve gestirsi a vita attaccato all’addome. La stomia è il risultato, quindi, di una resezione intestinale più o meno ampia, dovuta molto spesso a tumori o altre gravi patologie che colpiscono quest’organo. Come si può facilmente immaginare la situazione non è delle più piacevoli: problemi con l’alimentazione, con le evacuazioni, con la formazione di cattivi odori che compromettono facilmente la vita familiare e sociale dei portatori. Ovviamente, la situazione psicologica ne risente pesantemente.

Sebbene il congresso a cui ho partecipato fosse dedicato alle figure sanitarie, erano presenti anche molti stomizzati.
Ciò che mi ha colpito proprio di questi ultimi è stata la forza che dimostrano nel parlare davanti ad un pubblico vasto della loro stomia e della loro storia clinica. Ci sono uomini e donne che hanno vissuto un’esistenza veramente sfortunata. Una malattia dopo l’altra; un intervento dopo l’altro e un trauma dopo l’altro; storie di tumori, malattie genetiche rare, nascite con deficit invalidanti. Eppure, grazie alla condivisione esperienzale, hanno trovato la forza di rialzarsi e ritornare ad essere artefici della propria esistenza e della propria felicità con grande consapevolezza. Grazie alla stomia (se così possiamo dire!), hanno scoperto di non essere soli nella loro storia, hanno scoperto cose riguardanti se stessi e l’alimentazione che prima non sapevano: si sono arricchiti con la conoscenza di sè, aumentando anche il rispetto verso gli altri.

Mentre rientravo a casa, non potevo fare a meno di riflettere su queste persone, ai loro volti che si rivolgevano a noi professionisti affamati di conoscere e curiosi di sapere sempre di più.
Mi dicevo che non è giusto avere fame di conoscenza e di rispetto solo dopo aver passato il terrore della malattia che obbliga a cambiare parte della propria vita…occorre pensarci prima.

Mangiare, pensare, agire e apprezzare ciò che si ha in modo sano, semplice, pulito, rispettoso. Credo sia questo il punto.