La salute dal bosco

Le Dolomiti…chi le visita anche solo una volta ne rimane affascinato. Lo stupore che nasce dalla contemplazione delle famose vette rocciose dalla sfumature grigie e rosa in contrasto con il verde intenso dei boschi di conifere e con la delicatezza dei profili dei pascoli è pari a quello entusiasta di un bambino.

Queste montagne non sono solo belle, ma racchiudono in loro anche preziosi tesori naturali. Sono tanti: dalla dolomia, ai cristalli, ai fossili, alle acque termali, alle piante ed erbe, senza dimenticare i frutti selvatici.
Passeggiando per i boschi, è facile trovare cespugli generosissimi di mirtilli e di lamponi. Entrambi i frutti sono ricchi in preziose sostanze.
Il lampone contiene una elevata quantità di sostanze antiossidati; tre le più importanti troviamo la vitamina C, l’acido ellagico (che si trova anche nelle fragole), l’acido p-cumarico. Quest ultimo mostra capacità antiossidante e di contrasto alla formazione di radicali liberi estremamente elevate (1). Non dimentichiamo che il lampone è molto ricco in acqua (80%). Il quantitativo di zuccheri è limitato, in particolare, il saccarosio è solo lo 0,2%, rendendo questo frutto adatto all’alimenazione dei diabetici. Non bisogna dimenticare anche il resto dei componenti, che sono i sali minerali e alcune vitamine del gruppo B, le vitamine A, E, K. Una buona notizia anche per chi è attento alle calorie: 100 gr di lamponi apportano solo 32 Kcal!

Il mirtillo selvatico è uno dei frutti elettivi per il buon funzionamento del microcircolo. Coloro che soffrono di “capillari deboli” ne trarranno sicuramente vantaggio, in quanto ne rafforza le pareti rendendole più elastiche. Apporta benefici alla sintesi del collagene e di tessuto connettivo, migliorandone la struttura e la resistenza, contribuendo di conseguenza a ridurre l’edema. Ottimo alimento, quindi, per tutte le donne che soffrono di cellulite e di gambe pesanti.
Il mirtillo contiene un’elevata concentrazione di particolari sostanze, tra cui la luteina, in grado di rigenerare i pigmenti della retina, nell’occhio, favorendo l’adattamento al buio e l’acuità visiva. Le numerose specie di antiossidanti combattono in modo eccellente la formazione di radicali liberi, potenziando l’azione di rinforzo dei capillari e del miglioramento della vista (2).
Si sa che tutti gli antiossidanti prevengono i danni al DNA e quindi contribuiscono a prevenire tutte le malattie ad essi correlate.
Non indifferente è anche il tenore di vitamine: C, A, gruppo B. Il saccarosio è solo lo 0,11%; quindi, come il lampone, il mirtillo nero è un alimento adatto a chi soffre di diabete.
Le calorie? 100 gr ne forniscono solo 25!

Attenzione però: questi preziosi alimenti possono svolgere appieno le loro benefiche azioni se mangiati crudi o in succo fresco.

Che dire? Facciamoci delle scorpacciate di frutti di bosco, sicuri di non ingrassare e farci un sacco di bene!

(1) J Food Sci. 2011 May;76(4):C585-93.
(2) Mol Nutr Food Res. 2007 Jun;51(6):675-83.

Le piante sono tutte innocue?

Quando sento dire che le piante se non fanno qualcosa, male non fanno, ricordo sempre cosa fece Socrate per porre fine alla propria vita: bevette un’infuso di cicuta…proprio innocuo non era!

Non si vuole fare dell’allarmismo o terrorizzare chi affida alle erbe il proprio benessere. Vorrei solo ricordare che tutti i vegetali contengono sostanze chimiche, spesso miscelate in modo complesso a formare, appunto il “fitocomplesso” e  di conseguenza vanno considerate attentamente.  Certo, ci sono piante, molte fortunatamente, innocue (pensiamo alla malva, alla camomilla, al finocchio, e tante altre). Alcune però sono piuttosto difficili da maneggiare e talvolta, se utilizzate in modo improprio o eccessivamente, possono causare danni. Pensiamo per esempio a Ginkgo biloba, ottima per il microrcircolo, ma essendo in grado di potenziare l’azione di farmaci anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici, occorre evitarne l’uso in loro concomitanza. Altri vegetali di cui si fa un uso indiscriminato sono le cosiddette piante ad “antrachinoni” in particolare quelle ad azione lassativa. Funzionano benissimo! Perché? Perchè hanno una forte azione irritante la mucosa intestinale e se usate cronicamente possono provocarne una consistente infiammazione con conseguente peggioramento dei sintomi. Di certo sono piante utili per risolvere una stipsi momentanea, ma non sono sicuramente adatte nel trattamento cronico, che ha ovviamente bisogno di una alimentazione corretta con presenza di fibre ed acqua specifica, integrazione di sali minerali e specifici probiotici (i fermente lattici, per intenderci).
Una particolare attenzione agli oli essenziali. Spesso ci si lascia ingannare dal loro profumo, in alcune piante così soave, che non si può fare a meno di pensare che possano essere solo benefici. Non è proprio così. Infatti gli oli essenziali sono una miscela di sostanze chimiche, spesso irritanti, estremamente concentrate (in una goccia di olio essenziale di rosa, sta la fragranza di circa 30 fiori!). Ci sono piante, come la rosa o la lavanda o il gelsomino, che producono essenze molto delicate, ma altre, come per esempio il ginepro o l’eucalipto o il timo, che producono oli essenziali piuttosto aggressivi e che quindi vanno utilizzati con cautela. La regola di base da seguire sempre quando si trattano è: non utilizzarli puri, evitare in gravidanza e nei bambini, non berli o massaggiarli direttamente sulla cute. Un’altra nota dolente riguardante le essenze è il rischio di adulterazione: essendo molto costosi, spesso i produttori senza molti scrupoli, li “tagliano” con essenze a basso costo oppure vi aggiungono sostanze chimiche isolate da altre piante che ne accentuano il profumo.

L’argomento della fitoterapia è molto affascinante. Ci sono piante dalle proprietà entusiasmanti e sicuramente, nel corso del tempo, avrò modo di descriverne.

Gli albori dell’iridologia

L’iridologia moderna è nata in Ungheria, nel tardo XIX secolo. Ma le sue radifici affondano negli albori della civiltà. Nella cultura egizia, l’occhio è per l’uomo ciò che il sole è per il sistema solare. Da qui nasce il culto per l’occhio di Horus. Nei papriri che risalgono al 1500 a.C. compaiono riferimenti all’analisi dell’occhio in relazione alle malattie. Anche in Medicina Tradizionale Cinese si tiene in gran conto l’osservazione dell’occhio e dell’iride (oltre alla lingua ed ai segni del viso), in quanto di grande interesse diagnostico. Gli studiosi dell’antica Cina erano riusciti a legare le varie zone dell’iride e della sclera (la parte bianca visibile dell’occhio) agli elementi costitutivi dell’uomo secondo i principi dell’agopuntura. Anche in Mesopotamia sono stati rilevati documenti di iridologia, nei quali si fa cenno alle variazioni dei colori iridei come segni di malattie epatiche.

L’iridologia, come si conosce oggigiorno, nasce nel 1886, con la pubblicazione della prima vera mappa iridea sulla rivista Homeopätische Monatsblätter del dottor Ignatz von Peczely.
Pare che von Peczely, all’età di dieci anni, catturò un gufo nel giardino di casa sua; nel tentativo di fuggire, il gufo si ruppe una zampa e von Peczely notò immediatamente che gli si era formata una macchia nell’iride. A distanza di tempo, lo studioso rilevò un fenomeno simile in un’iride umana. In seguito ai suoi studi di iridologia divenne noto come “il medico che poteva formulare una diagnosi guardando negli occhi”. Altri ricercatori osservarono fenomeni iridei legati allo stato di salute delle persone che studiavano. Esistono varie scuole, fra cui quella italiana che consta di vari ricercatori formati, per la maggior parte, nella Scuola tedesca.

L’iridologia è molto sviluppata in Russia, in cui è entrata negli ospedali e attraverso particolari tecniche relfessologiche è utilizzata come terapia.

L’intolleranza al lattosio

Si definisce intolleranza al lattosio una sindrome caratterizzata da disturbi gastroenterici che insorgono dopo l’ingestione di alimenti contenenti questo zucchero, il lattosio appunto, generata dal deficit di produzione da parte delle cellule di un tratto intestinale detto duodeno dell’enzima lattasi, che serve alla digestione del lattosio nei suoi due componenti: glucosio e galattosio. Il lattosio tal quale non può essere assorbito dall’intestino e, quindi se non correttamente digerito, vi richiama acqua, provocando la classica scarica diarroica o un eccessivo gonfiore addominale, spesso accompagnato da dolore. E’ importante sottolineare che l’intolleranza al lattosio non è un’allergia, che si verifica nei confronti delle proteine e nemmeno un’intollerazna al latte, anch’essa legata alla presenza delle caratteristiche proteine che sono la caseina e l’albumina.

L’intolleranza al lattosio può insorgere in qualsiasi periodo della vita, ma deve esserci sempre una predisposizione genetica. In questi casi, è ben difficle che l’intolleranza si risolva nel corso del tempo. Talvolta capita che a causa di una infezione intestinale, come quella virale, ci sia una temporanea intolleranza a tale zucchero, che si risolve spontaneamente nel corso dei mesi successivi.

Come fare per evitare di stare male? In modo molto semplice, occorre eliminare tutte le fonti di lattosio, come il latte animale, i formaggi (tranne quello molto stagionati) e gli alimenti che contengono questo zucchero tra gli ingredienti. Se una persona soffre di questo deficit enzimatico in modo importante, dovrà farlo presente anche al medico, in quanto molte compresse contengono il lattosio fra gli eccipienti.

In commercio esisitono prodotti alimentari la cui formulazione è pensata proprio per gli intoelleranti al lattosio, ma è utile sapere che esistino anche molti alimenti che ne sono privi, senza appartenere alla categoria dietetica dedicata.